domenica 11 marzo 2018







3/ Novant’anni fa: L’Italia al Polo Nord

Ritornare, ritornare a ogni costo!

 “12 maggio 1926, ore 1.30. Piantata al Polo la bandiera italiana”. Brevità del Brogliaccio nel momento più atteso e intenso del primo volo polare! E allora dove trovare un’eco delle emozioni del nostro Nobile? Nei giorni di Teller, ancora in quel maggio del 1926. E leggendo gli appunti di quei momenti si capisce subito che il progetto della spedizione dell’Italia nasce il 12 maggio del 1926.
Apriamo le carte di Nobile. Siamo a Teller, pochi giorni dopo la spedizione del Norge. Nobile scrive ad Ugo Ojetti,  direttore del Corriere della sera. Rievoca i momenti fatidici della spedizione con il lancio del tricolore sulla banchisa. E accanto alle emozioni pulsanti scrive un dettaglio che dopo oltre novant’anni non passa inosservato. Dopo il lancio della bandiera il Generale fa rigirare il dirigibile: ritorna alla latitudine 90 per rivedere il Polo e il vessillo tra i ghiacci. Nobile è conquistato: non riesce a staccarsi da quel posto. Non lo ammette subito. Sente però la voglia di ritornarvi ancora. La seconda spedizione nasce nel momento stesso in cui la prima è al momento culminante.
E’ la cronologia degli scritti del Generale a testimoniare che i fatti siano andati così. Sempre in uno dei tre scritti consegnati a Ojetti, risalente a settembre 1926, Nobile scrive: “Gli uomini torneranno al Polo… Si fermeranno solo quando il segreto della fredda solitudine polare sarà completamente svelato”.  Sono passati quattro mesi dal 12 maggio: Nobile parla ancora in modo velato, ma ha deciso. Tornerà al Polo.
Negli anni successivi il Generale ricorderà che il pensiero si concretizzerà a Teller, appena sceso dal Norge, osservando un mappamondo.
Non seguirò in questi scritti estemporanei tutte le vicende appassionanti dell’Italia: gli scritti di Nobile, Viglieri e Ferrante sono a disposizione di tutti.
Mi basta solo lasciar presagire le difficoltà che Nobile ha ben presenti in quel settembre ’26: Mussolini che dirà? E Balbo che ormai si è impadronito dell’Aeronautica che pedine muoverà in questa formidabile partita a scacchi?   
Ma Nobile è un indomabile. E mentre è a Milano, ancora nel settembre del ’26, si confida con Belloni, l’amico intimo di Arnaldo Mussolini, il fratello del Duce. Un primo approccio c’era già stato in una lettera del 21 luglio, sempre del ‘26.  
Un’eco di quegli scambi confidenziali è nelle parole dello stesso Belloni, podestà di Milano, nel discorso tenuto nella Sala Alessi di Palazzo Marino.
E’ il 4 settembre del 1926. Da poco sono passate le 23 quando il Podestà prende la parola prima di consegnare la medaglia e il diploma della cittadinanza onoraria al nostro Generale.
Rileggiamo l’ultimo scorcio del suo discorso:
“Dal momento che ho l’altissimo, immeritato onore di proclamarvi cittadino milanese, lasciate che vi dica come Milano è ben degna d’avervi suo concittadino; Milano, l’anima pronta ad ogni fremito della Patria; Milano, la formidabile energia che è stata l’incudine saldo, sul quale il fabbro di Predappio ha forgiato l’animo del guerriero fascismo milanese; Milano, che ha l’orecchio teso ad ogni sentimento nuovo, che rievoca in ogni istante il sentimento della Patria; Milano vi dice, Umberto Nobile, italiano grande, oltre i confini d’ogni terra: Venite con noi, noi siamo degni di voi, noi vogliamo dirvi che per ogni ventura futura, si tratti di sentir battere l’ali vittoriose d’Italia in guerra ed in pace, Milano, i vostri concittadini, sono in ogni istante con voi”.
Non so quanto Titina sbadigliasse mentre Belloni dava fiato alla sua retorica; non credo abbia fatto pipì sui tappeti della Sala come invece fece lì alla Casa Bianca davanti al Presidente degli Stati Uniti. Nobile però ascolta. E intuisce. Milano aiuterà il suo progetto.
Belloni poi si affaccia al balcone del Palazzo e parla con più chiarezza a una città che – non dimentichiamolo – già allora alla retorica preferiva la pragmatica: “Milanesi, date a Umberto Nobile il vostro grido augurale per le nuove, formidabili imprese alle quali egli si accinge, e le nuove imprese, ve lo garantisco dal balcone di Palazzo Marino, avranno, col nome di Umberto Nobile, l’impronta milanese”.
La retorica non è mai chiara, imprigionata nella parabola degli allegorismi: è del Polo che si parla, o del volo verso Rio de Janeiro?
Poco importa adesso. Perché questa storia di novant’anni fa è piena di intrighi, di colpi bassi, di fascisti che fanno la guerra tra loro. E in mezzo c’è Nobile. Con una domanda sottintesa che ancora oggi riecheggia: ma Nobile quanto era fascista? E chi è questo Belloni, mandato a “mussolinizzare” il comune di Milano, per dirla con le parole ispirate da Arnaldo Mussolini? Chi avrà pazienza lo saprà!

© Severino Santorelli


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