3/ Novant’anni fa: L’Italia al Polo Nord
Ritornare,
ritornare a ogni costo!
“12
maggio 1926, ore 1.30. Piantata al Polo la bandiera italiana”. Brevità del
Brogliaccio nel momento più atteso e intenso del primo volo polare! E allora
dove trovare un’eco delle emozioni del nostro Nobile? Nei giorni di Teller,
ancora in quel maggio del 1926. E leggendo gli appunti di quei momenti si
capisce subito che il progetto della spedizione dell’Italia nasce il 12 maggio
del 1926.
Apriamo le carte di Nobile. Siamo a
Teller, pochi giorni dopo la spedizione del Norge. Nobile scrive ad Ugo Ojetti,
direttore del Corriere della sera. Rievoca
i momenti fatidici della spedizione con il lancio del tricolore sulla banchisa.
E accanto alle emozioni pulsanti scrive un dettaglio che dopo oltre novant’anni
non passa inosservato. Dopo il lancio della bandiera il Generale fa rigirare il
dirigibile: ritorna alla latitudine 90 per rivedere il Polo e il vessillo tra i
ghiacci. Nobile è conquistato: non riesce a staccarsi da quel posto. Non lo
ammette subito. Sente però la voglia di ritornarvi ancora. La seconda
spedizione nasce nel momento stesso in cui la prima è al momento culminante.
E’ la cronologia degli scritti del
Generale a testimoniare che i fatti siano andati così. Sempre in uno dei tre
scritti consegnati a Ojetti, risalente a settembre 1926, Nobile scrive: “Gli
uomini torneranno al Polo… Si fermeranno solo quando il segreto della fredda
solitudine polare sarà completamente svelato”.
Sono passati quattro mesi dal 12 maggio: Nobile parla ancora in modo
velato, ma ha deciso. Tornerà al Polo.
Negli anni successivi il Generale
ricorderà che il pensiero si concretizzerà a Teller, appena sceso dal Norge,
osservando un mappamondo.
Non seguirò in questi scritti
estemporanei tutte le vicende appassionanti dell’Italia: gli scritti di Nobile,
Viglieri e Ferrante sono a disposizione di tutti.
Mi basta solo lasciar presagire le
difficoltà che Nobile ha ben presenti in quel settembre ’26: Mussolini che
dirà? E Balbo che ormai si è impadronito dell’Aeronautica che pedine muoverà in
questa formidabile partita a scacchi?
Ma Nobile è un indomabile. E mentre è a
Milano, ancora nel settembre del ’26, si confida con Belloni, l’amico intimo di
Arnaldo Mussolini, il fratello del Duce. Un primo approccio c’era già stato in
una lettera del 21 luglio, sempre del ‘26.
Un’eco di quegli scambi confidenziali è
nelle parole dello stesso Belloni, podestà di Milano, nel discorso tenuto nella
Sala Alessi di Palazzo Marino.
E’ il 4 settembre del 1926. Da poco sono
passate le 23 quando il Podestà prende la parola prima di consegnare la
medaglia e il diploma della cittadinanza onoraria al nostro Generale.
Rileggiamo l’ultimo scorcio del suo
discorso:
“Dal momento che ho l’altissimo,
immeritato onore di proclamarvi cittadino milanese, lasciate che vi dica come
Milano è ben degna d’avervi suo concittadino; Milano, l’anima pronta ad ogni
fremito della Patria; Milano, la formidabile energia che è stata l’incudine
saldo, sul quale il fabbro di Predappio ha forgiato l’animo del guerriero
fascismo milanese; Milano, che ha l’orecchio teso ad ogni sentimento nuovo, che
rievoca in ogni istante il sentimento della Patria; Milano vi dice, Umberto
Nobile, italiano grande, oltre i confini d’ogni terra: Venite con noi, noi
siamo degni di voi, noi vogliamo dirvi che per ogni ventura futura, si tratti
di sentir battere l’ali vittoriose d’Italia in guerra ed in pace, Milano, i
vostri concittadini, sono in ogni istante con voi”.
Non so quanto Titina sbadigliasse mentre
Belloni dava fiato alla sua retorica; non credo abbia fatto pipì sui tappeti
della Sala come invece fece lì alla Casa Bianca davanti al Presidente degli
Stati Uniti. Nobile però ascolta. E intuisce. Milano aiuterà il suo progetto.
Belloni poi si affaccia al balcone del
Palazzo e parla con più chiarezza a una città che – non dimentichiamolo – già
allora alla retorica preferiva la pragmatica: “Milanesi, date a Umberto Nobile
il vostro grido augurale per le nuove, formidabili imprese alle quali egli si
accinge, e le nuove imprese, ve lo garantisco dal balcone di Palazzo Marino,
avranno, col nome di Umberto Nobile, l’impronta milanese”.
La retorica non è mai chiara, imprigionata
nella parabola degli allegorismi: è del Polo che si parla, o del volo verso Rio
de Janeiro?
Poco importa adesso. Perché questa
storia di novant’anni fa è piena di intrighi, di colpi bassi, di fascisti che
fanno la guerra tra loro. E in mezzo c’è Nobile. Con una domanda sottintesa che
ancora oggi riecheggia: ma Nobile quanto era fascista? E chi è questo Belloni,
mandato a “mussolinizzare” il comune di Milano, per dirla con le parole ispirate
da Arnaldo Mussolini? Chi avrà pazienza lo saprà!
© Severino Santorelli






Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.